Mia nonna faceva il pane in casa

Mia nonna faceva il pane in casa. Erano gli anni ’50 e in Sicilia, soprattutto nei paesi, c’era ancora l’abitudine di preparare in casa il pane per tutta la settimana, così come s’era fatto da sempre, e  il pane di Lentini, famoso in tutta la zona tra Catania e Siracusa, si conservava benissimo per diversi giorni.
Mi piaceva vedere la nonna che preparava il pane.

Ero piccola negli anni ’50, ma il ricordo è ancora vivo.

Andavo con lei nell’ammezzato, una zona soppalcata ricavata dall’alto magazzino dove il nonno teneva il calesse.

Abitavamo in un cortile, uno dei tanti cortili che caratterizzano la struttura urbana di molti centri storici siciliani. Tutt’attorno al cortile, le abitazioni, i magazzini, e le stalle, sostituite oggi dai garage per le auto.

Mio nonno aveva un cavallo e un calesse che usava per andare in campagna. Quando ritornava e noi bambini eravamo ancora in cortile a giocare, gli andavamo incontro e gli chiedevamo di farci salire sul calesse per fare la connisciuta, un giretto attorno al cortile. Era un gran  divertimento!

Nell’ammezzato, dicevo, c’era una grande maidda, una specie di tinozza di legno, dentro la quale la nonna impastava la farina e preparava le forme di pane, su ognuna delle quali faceva alla fine un segno di croce.

Quando il pane era lievitato, disponeva le forme su una tavola di legno e le ricopriva con una coperta.

A questo punto arrivava la signora Grazia e le prendeva per portarle al forno.

La signora Grazia si preparava la truscia, una sorta di cuscinetto fatto a mo’ di corona con un telo di stoffa attorcigliato, se la metteva sul capo e poi vi poggiava la tavola col pane.

La guardavo esterefatta: ritta sulla schiena, col collo teso, un’andatura ferma e decisa, attraversava il cortile dove abitavamo e scompariva oltre l’arco d’ingresso.

Dopo qualche ora ritornava e, questa volta, sulla testa aveva una cesta con il pane cotto.

Iniziava allora un piccolo rito: la preparazione del pane cunzatu, condito.

La nonna preparava in un piatto il condimento con olio di oliva di casa, sale, origano e un pizzico di peperoncino; tagliava una bella fetta di pane caldo, fragrante, con un bel po’ di crosta sotto, intingeva la parte della mollica nell’olio e poi me la porgeva su un piattino perchè non mi sporcassi con l’olio che colava. Era un momento di grande intimità tra noi due e il pane era di un gusto eccezionale.

Ancora oggi, se riesco ad andare al forno quando sfornano il pane “di casa”, non so resistere alla tentazione di farmi il pane cunzatu.

Ai miei ospiti del B&B lo propongo, qualche mattina, come alternativa alla normale colazione.

Scendo presto in paese per trovare il pane caldo e scelgo quello ben cotto e con la crosta aromatizzata con tanti semini di sesamo, la jujulena. A casa, lo mantengo caldo avvolto in un panno e in una coperta finchè gli ospiti non si alzano per fare colazione e poi lo porto a tavola, “condito” e accompagnato da una fetta di pecorino primo sale e una bella caraffa di spremuta d’arancia.

Ha un gusto, un gusto che… intendere non lo può, chi no lo prova.

6 pensieri su “Mia nonna faceva il pane in casa

  1. La citazione poetica è quanto mai giusta, ma io che l’ho provato tante volte, u pani cunzatu, confermo pienamente la bontà di quel pane!

  2. piccola aggiunta, se credete!!

    poi lo porto a tavola, “condito”con olio di produzione propria accompagnato da una fetta di pecorino primo sale e una bella caraffa di spremuta d’arancia.

  3. anche la mia nonna lo faceva che buono ne sento l’odore uh uh fantastico

  4. Nicola, grazie per il suggerimento. In effetti l’olio che usiamo è quello che facciamo con le nostre olive ed è proprio buono (dice chi lo assaggia), modifico subito il testo.

  5. Che struggente bontà! Mi sono commossa immaginando la vita nel cortile, la bisnonna con le mani in pasta, il bisnonno sul calesse, la campagna e la signora Grazia! Tempi e persone che non ho vissuto, ma che i racconti del nonno hanno reso familiari.
    Amo pensare che, in qualche modo, attraverso il profumo invitante e caldo del nostro pane e il suo sapore inconfondibile sia possibile rivivere atmosfere antiche, storie a cui sento di appartenere. Scovare nelle reminescenze dei sapori una qualche profonda e incancellabile “radice territoriale”. Qualcosa che, nonostante tutto, ancora resiste.

  6. il pane, al solito, ha il maggior successo.